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Altopiano dei Sette Comuni
L'Altopiano dei Sette Comuni, noto anche col nome di Altopiano di Asiago, dal nome del suo principale centro, si trova attualmente nella Provincia di Vicenza, tra la Pianura Padana e i monti a sud della Valsugana (Trentino). L'Altopiano e’ un'isola linguistica Cimbra. Compreso tra i fiumi Astico e Brenta, ha un'estensione, relativamente all'ambito amministrativo dei Sette Comuni, di 468,02 km² (in realta’ la sua estensione geografica supera i 500 km² dato che parte della Piana di Marcesina e della Piana di Vezzena si trovano in Provincia di Trento) facendone cosi’ il piu’ vasto altipiano d'Europa. La sua altitudine e’ compresa fra i 214 m e i 2341 m di Cima Dodici; l'Altopiano e’ suddiviso in otto circoscrizioni (Comuni) che fino all'avvento di Napoleone, nel 1807, erano organizzati in una Federazione che costituiva uno Stato autonomo legato alle vicissitudini della Serenissima: ancor oggi la maggior parte del territorio non e’ proprieta’ privata e nemmeno proprieta’ pubblica demaniale, ma proprieta’ collettiva, proprieta’ a mani riunite secondo il costume tedesco, ossia proprieta’ degli antichi abitanti riuniti in colonnelli o frazioni di Comune, qualcosa di peculiare che non si trova in nessun'altra parte d'Europa.
Questi Comuni sono: Asiago, Roana, Rotzo, Gallio, Enego, Foza, Lusiana; Conco, e’ infatti definito l'ottavo comune in quanto fino al 1796 era una frazione di Lusiana.
Rinomato comprensorio turistico estivo e invernale (possiede oltre 500 km di piste per lo sci nordico) la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni e’ stata la piu’ antica Federazione democratica del mondo, dopo la Svizzera.
L'Altopiano dei Sette Comuni e’ collegato alla pianura vicentina tramite la strada panoramica del Costo, la provinciale della Fratellanza (con Bassano del Grappa) e la provinciale del Rameston (con Marostica); a Trento e’ collegato con la ex Strada Statale n.349, ora Strada Provinciale; vi sono poi numerose altre strade minori che ne permettono il collegamento sia dalla Val d'Assa che dal Canale di Brenta.
Notevoli sono anche i pregi naturalistici dell'acrocoro vicentino, tra i quali va sicuramente annoverata la Piana di Marcesina.
I primi insediamenti documentati nella zona dell'Altopiano risalgono ai secoli XI-XII, quando gruppi di contadini probabilmente bavaresi vi si stabilirono come coloni, su invito dei vescovi di Verona e Trento (analoghi insediamenti sono riscontrabili nei Tredici Comuni della Lessinia, a Luserna e nel Cansiglio). Sorsero cosi’ i primi nuclei dei futuri Sette Comuni, dove i coloni, poi definiti Cimbri dalla parola tzimbar, boscaiolo, portarono la propria lingua (la lingua cimbra, un dialetto di area tedesca) e i propri costumi. All'inizio del XIII secolo i coloni iniziarono ad organizzarsi militarmente per difendersi, trovando l'appoggio di Ezzelino da Romano (che possedeva alcuni feudi in loco), al quale fornivano proprie truppe. All'inizio del Trecento, dopo la caduta degli Ezzelini, i Sette Comuni si unirono in Federazione, allo scopo di governarsi con la maggiore autonomia possibile e di difendere i propri diritti.
La Spettabile Reggenza dei Sette Comuni
La Spettabile Reggenza dei Sette Comuni fu fondata nel 1310, dall'unione dei paesi di Asiago, Roana, Rotzo, Gallio, Enego, Foza e Lusiana. Lo Statuto della Reggenza, che trae ispirazione dal diritto germanico, stabiliva tra l'altro la proprieta’ collettiva della terra, di cui tutti potevano godere i frutti.
Nel 1327 i Sette Comuni passarono sotto la protezione degli Scaligeri, e successivamente (1387) dei Visconti, riuscendo comunque a mantenere inalterate le proprie istituzioni e i propri privilegi fiscali.
Il 20 febbraio 1405 i Sette Comuni fecero atto di spontanea dedizione alla Serenissima Repubblica di Venezia, della quale seguiranno per quattro secoli le sorti. Venezia riconobbe alla Reggenza una larga autonomia. In cambio la Reggenza si impegnava a difendere il confine settentrionale, continuamente minacciato dagli Asburgo, che infatti nel 1487 effettuarono una serie di razzie e saccheggi sull'Altopiano, devastando Asiago, Camporovere e Roana nonostante la resistenza opposta dai Cimbri. Nel 1508-1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, di nuovo i Sette Comuni vennero invasi dall'esercito imperiale, ma alla fine la guerra volse a favore dei Cimbri, che riuscirono ad annientare una colonna di soldati imperiali in una strettoria della Valsugana e al passo della Tortima, guadagnandosi la stima e la riconoscenza di Venezia.
Il 22 maggio 1797 il doge Ludovico Manin decretava la fine della Repubblica Serenissima. A seguito del Trattato di Campoformio (1797), con cui l'ex Repubblica Veneta veniva ceduta da Napoleone all'Austria, la Spettabile Reggenza non venne subito sciolta. Rimase quindi ancora uno Stato autonomo per 10 anni.
Il 22 luglio 1797 fu stipulata una convenzione, e con cio’ venne evitato lo scontro diretto tra la milizia dei Sette Comuni e le truppe dell'esercito francese forti di 1.200 uomini comandati dal generale Joubert. La convenzione stabiliva la conservazione delle franchigie, l'esenzione dei dazi, il mantenimento in vita del pensionatico, cioe’ del diritto di pascolo nelle aree demaniali della pianura veneta, e della milizia. Con il tempo, tuttavia, ando’ crescendo il sospetto che i francesi non intendessero confermare la convenzione del 22 luglio e cosi’ ci fu una richiesta per riavere la propria autonomia fatta pervenire ad Innsbruck, mediante il conte di Lehrbach, all'imperatore Francesco II d'Asburgo; sopraggiunse invece il trattato di Campoformio. Con la cessione di vari territori all'Austria, il 24 febbraio 1798 i quattro delegati dei Sette Comuni giurarono fedelta’ ed obbedienza allo stesso imperatore, che gia’ in precedenza aveva ripristinato 14 membri dell'antica Reggenza, in sostituzione dei 28 municipali alla francese.
Ma con la vittoria dei francesi sull'Austria, il Veneto entro’ a far parte dell'Impero napoleonico. Alla Reggenza dei Sette Comuni fu tolto lo status di terra separata e quindi abolita la sua indipendenza e sovranita’ nel 1807 ed essa fu integrata ai territori occupati dai francesi.
Il 29 giugno 1807, cessa di esistere definitivamente, per volere Napoleone Bonaparte. Il 21 ottobre 1866, assieme al Veneto, alla provincia di Mantova e al Friuli (eccetto l'area di Gorizia) venne annesso al Regno d'Italia. Cesso’ cosi’ di vivere, dopo cinque secoli di vita, «la piu’ piccola delle Federazioni politiche d'Europa e nello stesso tempo la piu’ antica assieme alla confederazione elvetica».
Prima guerra mondiale La Citta’ di Asiago, come tutti gli altri paesi dell'Altopiano, e’ stata direttamente interessata dagli eventi della Prima Guerra Mondiale, diventando simbolo della tragedia della Grande Guerra: essa venne completamente rasa al suolo.
Sacrario di Asiago Il sacrario militare di Asiago sorge sul colle Leiten a quota 1058, nella citta’ omonima. Venne progettato dall’architetto Orfeo Rossato di Venezia, ed e’ stato ultimato nel 1936. Il monumento e’ a pianta quadrata ed e’ composto di due parti essenziali: La parte inferiore a base quadrata con lato di 80 metri, che costituisce la vera e propria cripta dove in gallerie sono ospitati i loculi con i resti dei caduti. Le gallerie convergono al centro alla cappella ottagonale dove sono collocati i resti di dodici Medaglie d’Oro al Valor Militare.
BARCHESSA LOREDAN
si tratta della barchessa di una villa veneta del ‘500. Della villa nulla rimane, perche’ nel ‘700 i Marcello procedono ad una ristrutturazione radicale di tutta questa loro proprieta’. I lavori di rifacimento furono affidati al celebre architetto veneziano Giorgio Massari (1686 – 1766) che aveva in Palladio uno dei suoi modelli ispiratori. Della villa e annessi rimane, ora, solamente la Barchessa, di chiara eleganza settecentesca; antistante il porticato vi e’ una peschiera di forma geometrica allungata.
Barchessa Loredan
 Si tratta della barchessa di una villa veneta del ‘500. Della villa nulla rimane, perche’ nel ‘700 i Marcello procedono ad una ristrutturazione radicale di tutta questa loro proprieta’. I lavori di rifacimento furono affidati al celebre architetto veneziano Giorgio Massari (1686 – 1766) che aveva in Palladio uno dei suoi modelli ispiratori. Della villa e annessi rimane, ora, solamente la Barchessa, di chiara eleganza settecentesca; antistante il porticato vi e’ una peschiera di forma geometrica allungata.
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