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Il Montello (in lingua veneta el Montel o el Monteo) e’ un piccolo rilievo montuoso della provincia di Treviso (altitudine massima: 371 m). Si estende (da est a ovest) dall'abitato di Nervesa della Battaglia sino a Montebelluna; ai piedi delle pendici sud sorgono gli abitati di Volpago del Montello, Giavera del Montello e altri piccoli paesi; il versante nord e’ lambito dal Piave.
Caratteristiche fisiche e geologiche
Il Montello e’ un rilievo molto peculiare dal punto di vista geologico. Lo stesso nome indica che non si tratta di una vera e propria collina (non e’ articolato in piu’ dorsali ed e’ sostanzialmente compatto e massiccio), ma l'altezza modesta non lo rende neppure una vera e propria montagna.
La sua origine e’ legata al processo di orogenesi delle Alpi: questi monti si sono formati (e continuano a crescere) a causa dello scontro fra il continente Europeo ed Asiatico e il Montello e’ in pratica un fenomeno periferico legato a cio’. Tuttavia, la crescita del rilievo e’ stata ostacolata dal corso del Piave che lo ha "levigato" assieme al contributo degli agenti atmosferici.
Il tutto e’ all'origine anche dei fenomeni carsici che interessano la zona, come doline e grotte. Da ricordare che le riserve idriche della collina scorrono in anfratti sotterranei, ma non sono praticamente presenti ruscelli o altri corsi d'acqua superficiali. Le acque fuoriescono da alcune importanti e suggestive sorgenti come il Forame nella scarpata meridionale.
Il punto di massima altitudine e’ in localita’ Colesel Val dell'Acqua (371 metri).
Patrimonio ambientale
Gran parte della collina, attualmente del tutto parcellizzata in lotti di proprieta’ privata, e’ per gran parte coperta da quel che resta dell'antico bosco del Montello. Si tratta di un bosco assai diverso, per composizione arborea e per eta’ dei fusti, rispetto al passato soprattutto a causa degli interventi antropici.
Si ritiene che 7-8 mila anni fa il bosco fosse essenzialmente costituito da aghifoglie. In seguito si stabilizzo’ la presenza di farnia, frassino e carpino nella fascia piu’ bassa (bosco planiziale), mentre a maggiori altitudini prosperavano il rovere e la roverella (caducifoglie).
Utilizzato come risorsa di caccia e raccolta fin dall'antichita’, e’ solo a partire dal XIV sec. che se ne inizia lo sfruttamento su scala sistematica in seguito alla conquista da parte della Repubblica di Venezia che necessitava di legname prontamente disponibile per l'arsenale e per le palafitte su cui si fonda la citta’. Il controllo della risorsa boschiva avvenne a spese delle comunita’ che da esso traevano sostentamento. Nonostante cio’, i veneziani seppero sempre riservare parte dei vantaggi alle popolazioni dispossessate e unire all'aspetto economico quello ecologico, sicche’ sino alla conquista napoleonica il taglio del bosco fu sempre controllato. Da allora pero’ lo sfruttamento si fece sempre piu’ intenso e disordinato. Fu addirittura emanata una legge (la Bertolini del 21 febbraio 1892) che ordinava l'abbattimento di 6.230 ettari di bosco per liberare terreni da cedere a famiglie povere e privati. Un altro duro "colpo" fu quello subito durante la prima guerra mondiale.
Attualmente, le piante autoctone (rovere e castagni) sono ormai rare ed e’ ben piu’ frequente la presenza di robinie, piante di origine americana ormai divenute infestanti, e carpini.
Il Montello e’ senza dubbio una delle aree naturali piu’ importanti del Veneto e per questo motivo ospita una ricca biodiversita’.
La sua posizione, al confine tra l'area prealpina e la pianura, e la vicinanza del Piave favorisce la presenza di uccelli migratori, soprattutto tra la primavera e l'autunno. Numerosissime le varieta’ di passeriformi, fringillidi, turdidi e rapaci, spesso rappresentanti specie assai rare. Da ricordare soprattutto gli avvistamenti di aquile reali (Aquila chrysaetos) e gufi reali (Bubo bubo), tipici delle Alpi ma che evidentemente hanno scelto il Montello per svernare.
I fenomeni carsici hanno favorito in passato la presenza di pipistrelli, soprattutto il rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum). La loro popolazione e’ oggi assai diminuita, viste le varie forme di inquinamento provocate dall'uomo (in particolare l'uso di pesticidi ne ha limitato le fonti di cibo). Gli altri mammiferi sono rappresentati da roditori - scoiattolo (Sciurus vulgaris), ghiro (Myoxus glis), moscardino (Muscardinus avellanarius) ecc.- e carnivori - volpe (Vulpes vulpes), donnola (Mustela nivalis), faina (Martes foina), tasso (Meles meles) ecc. Ultimamente l'uomo vi ha introdotto il daino (Dama dama) mentre il capriolo (Capreolus capreolus) e’ arrivato spontaneamente dall’area collinare settentrionale. Sporadica la presenza del cervo (Cervus elaphus) e del cinghiale (Sus scrofa).
Notevole pure la presenza dei rettili. Tra questi, il colubro di Esculapio (Elaphe longissima) che sembra essere tuttavia minacciata [1].
Vie di comunicazione: le prese
La dorsale del Montello e’ percorsa per tutta la sua lunghezza dalla SP 144 che va dunque da Montebelluna a Nervesa della Battaglia. Essa e’ pero’ intersecata quasi perpendicolarmente da 21 strade di presa, le stradine che si inerpicano lungo un fianco della collina e ridiscendono dal lato opposto. Le strade di presa non sono da confondersi con le prese vere e proprie; queste ultime sono piuttosto le fascie di territorio comprese fra una strada e l'altra. Questo assetto e’ il risultato del controllo forestale impostato da Venezia sin dal XV secolo (il nome deriva da "prendere il legname") e dei vari lavori di manu-
tenzione e lottizza- zione che si sono succeduti sino alla fine dell’ottocento; vengono indicate tramite un numero e un nome che soli-
tamente ricorda i caduti della Grande Guerra.
Piacevoli da percorrere perche’ poco trafficate e talvolta sterrate, sono per questo frequentate da escursionisti e soprattutto ciclisti, anche perche’ le pendenze non superano mai il 6%.
Storia e luoghi di interesse
Come gia’ detto, le selve del Montello furono intensamente sfruttati dalla Repubblica di Venezia per rifornire l'Arsenale e per costruire le palafitte su cui si fonda l'intera citta’.
Attualmente, buona parte del Montello e’ ancora ricoperta dai boschi, interrotti da pascoli, vigneti e villette private (la collina e’ anche un'apprezzata localita’ di villeggiatura, oltre al fatto che vi vivono stabilmente alcune centinaia di persone).
Dopo la rotta di Caporetto, il Montello fu colpito dai duri combattimenti della prima guerra mondiale, in quanto si trovava al centro del fronte del Piave. Fu il principale obiettivo dell'offensiva austriaca del 15 giugno 1918; l'VIII armata italiana riusci’, pero’, a contenere lo sfondamento e poi a respingere il nemico oltre il Piave.
Testimonianza di cio’ sono i vari monumenti militari, i toponimi e soprattutto il Sacrario del Montello, nelle cui vicinanze precipito’ l'aereo di Francesco Baracca.
Il bosco del Montello, per l'isolamento e la quiete, fu scelto in passato come luogo di ritiro spirituale.
E’ il caso della Certosa e dell'Abbazia di Sant'Eustachio.
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